10kW MF/HF Transmitter 0KW MF/HF TRANSMITTER.
Associazione per la Cooperazione Industriale
e Scientifica tra Italia e Germania
 :: Che cosa é ACIS
 :: Statuto
 :: Perché iscriversi
 :: Consiglio Direttivo
 :: Advisory Board
 :: Lista dei Soci
  :: Presenti
  :: Passate
  :: Links Utili
  :: News
  :: User LogIn
  :: Registrazione
   News Category: Giornali

Pubblica una News ] 

• Silicon Valley sempre da record (364) » 2006.01.11 14:00   

Silicon Valley sempre da recordcosì la scienza sposa il businessNeanche la
bolla delle dot. com ha azzoppato la Silicon Valley. Se il futuro è della
"economia della conoscenza" - quella miscela di alta tecnologia e
sofisticate competenze che già trent'anni fa Daniel Bell aveva individuato
come asse della società postindustriale - tuttora nessuno sembra in grado
di leggere lo spartito meglio dei californiani. L'edizione 2005
dell'Indice mondiale di competitività nella conoscenza, elaborato dalla
Robert Huggins Associates, un centro di consulenza britannico, ripropone
per il terzo anno consecutivo San Josè e San Francisco, i poli sud e nord
della Silicon Valley, in testa ad una classifica, in cui i parametri che
contano sono la spesa per la ricerca e per l'istruzione superiore, il
numero dei brevetti e l'occupazione nei settori ad alta intensità di
conoscenza. Quello che l'indice vuole misurare nelle 125 regioni censite è
non solo la capacità di creare innovazione, ma anche di tradurla in
risultato economico. Era la missione che l'Europa si era data, cinque anni
fa, al vertice di Lisbona, ma la ricetta - ci dice l'indice Huggins - è
ancora una esclusiva americana. Ben 41 dei primi 50 posti della classifica
sono occupati da poli e distretti degli Stati Uniti. Solo il "modello
scandinavo", in Europa, sembra dare risultati significativi. Anche l'Asia
rimane indietro, ma i giganti Cina e India hanno iniziato la rincorsa
all'economia della conoscenza, terremotando la parte bassa della
classifica: Shanghai, quest'anno, ha superato l'Italia centrale che, come
le altre regioni italiane, resta confinata in zona retrocessione. San
José, notano i ricercatori della Huggins, incorpora al meglio i fattori
fondamentali della economia della conoscenza. "Il collasso delle dot. com
e il crescente offshoring di attività informatiche verso l'India - dice il
rapporto - hanno fatto salire i livelli di disoccupazione, ma la regione
continua ad essere una centrale di conoscenza", capace di coniugare un
alto tasso di investimenti privati e di spesa privata per la ricerca con
la presenza di una fabbrica del sapere come l'università di Stanford e con
un forte impegno pubblico per la ricerca, attraverso il centro della Nasa.
Questa stessa miscela vincente si replica al capo opposto degli Stati
Uniti, con il secondo posto della Boston del Mit, di Harvard e il
distretto informatico della Route 128. Nella lunga fila di campioni
americani, fra Seattle e San Diego, fra Denver e Austin, si fanno però
largo a spallate i nord europei. Stoccolma, con il suo distretto
tecnologico di Kista, all'ottavo posto, prima di Los Angeles e New York, è
la capitale high-tech d'Europa. Uusimaa, cioè Helsinki, è al ventesimo.
Anche Goeteborg e Malmoe sono nelle top 50. E, a conferma che il modello
scandinavo - welfare robusto, flessibilità del lavoro, priorità
all'istruzione - funziona nell'economia del futuro, Danimarca e Norvegia
sono subito a ridosso. Per il resto, l'Europa, nella parte nobile della
classifica, è rappresentata da Parigi, Bruxelles, la Svizzera e il sud
dell'Olanda. Bisogna arrivare a riga 84 per trovare la prima regione
italiana, la Lombardia. Le altre sono tutte più indietro. L'emergere del
Nord Europa non è casuale, ma frutto di scelte specifiche. Di una
straordinaria capacità di investire deliberatamente nel futuro. Lo si
capisce, guardando un'altra classifica stilata dalla Huggins, quella sulla
"intensità di conoscenza": in buona sostanza, il rapporto fra
l'investimento in conoscenza e l'economia complessiva della regione
interessata. Qui si vede come i nord europei siano stati capaci di
concentrare i loro sforzi nella "knowledge economy": Stoccolma è seconda
dietro San Josè, Goeteborg e Malmoe sono nelle prime dieci, Helsinki è
tredicesima. E Shanghai supera buona parte di Italia e Germania. Il fatto
che il confronto avvenga fra singole regioni e non le economie nazionali
non fornisce una immagine distorta, legata a fenomeni isolati. Al
contrario, se è vero, come dice un recente studio dell'Ocse,
l'organizzazione che riunisce i paesi industrializzati, che, in media,
circa metà dell'aumento annuo della ricchezza nazionale è dato solo dal 10
per cento delle regioni di quel paese, l'andamento di singole zone è un
affidabile strumento di previsione degli sviluppi nazionali futuri. La
stessa fotografia, del resto, sia pure ad un più basso livello di
definizione, perché a livello nazionale, anziché regionale, viene da un
altro rapporto Ocse, il cosiddetto "pagellone" di scienza, tecnologia e
industria 2005. Qui, l'ottica è lievemente diversa: l'Ocse definisce
"investimenti in sapere" la somma degli investimenti in ricerca e
sviluppo, software e istruzione universitaria. Ma il risultato non cambia.
La Svezia, con il 7 per cento del Pil, è il paese che investe di più in
conoscenza. La Finlandia è al 6, la Danimarca subito a ridosso. Gli Stati
Uniti, con il 6,6 per cento del Pil, sono al secondo posto, largamente
avanti, rispetto ad un'Europa che, nonostante il dinamismo dei soci del
Nord, non arriva al 4 per cento. E, in realtà, il ritardo europeo è molto
maggiore. Il dato della Ue, infatti, non include - per motivi di
comparabilità statistica - Italia e Grecia, i cui risultati l'avrebbero
trainata a fondo. Gli investimenti in sapere italiani superano appena il 2
per cento del Pil. Dietro di noi, fra i paesi industrializzati, ci sono
solo Grecia e Portogallo. Né la fotografia cambia se rinunciamo a indici
che possono apparire troppo artificiali e ci rifugiamo nei dati concreti.
Il risultato è sempre l'immagine di un mondo con un gruppo di paesi (i
quattro del Nord Europa più gli Stati Uniti) già fermamente radicati nella
società postindustriale e il resto largamente distanziato. In Finlandia,
riferisce l'Ocse, ci sono 18 persone impiegate nella ricerca e sviluppo
ogni mille occupati. In Svezia, Usa, Danimarca e Norvegia, circa 10. In
Europa (paesi nordici compresi) siamo a 6. L'Italia, con 3, è ancora una
volta terz'ultima. Qui, però, anche Grecia e Portogallo ci superano.
Dietro di noi, solo Turchia e Messico.

http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza\dettaglio_news.tpl&del=20051222&fonte=RPB&codnews=446283
Sandro Salvatori

top
© Copyright 2007 acis-online.org. All Rights Reserved.